Il vulcano che piegò Napoleone

L'esplosione del vulcano Tambora

Anno 1815, Indonesia. L’eruzione del vulcano Tambora dura circa 90 giorni. I morti sono oltre sessantamila. Diecimila in più della storica battaglia di Waterloo tra francesi, britannici e prussiani che si svolgerà due mesi dopo. Questi avvenimenti potrebbero essere collegati tra loro.

Un’esplosione devastante

Ciò che solo in seguito si è scoperto, è che “l’anno senza estate”, il 1816, è stato causato proprio dal Tambora, il vulcano dell’isola di Sumbawa. L’eruzione del 1815 è stata apocalittica, dieci volte più potente di quella leggendaria del Krakatoa, datata 1883. Migliaia di vite spazzate via in un battito di ciglia. L’esplosione è stata una delle più violente mai registrate nella storia dell’uomo. Ha prodotto un’emissione di circa 150 chilometri cubi di magma. È classificabile, quindi, tra le eruzioni più catastrofiche di sempre. È stata così violenta da generare una colonna di cenere e gas alta più di 40 chilometri. Fumi iniettati direttamente nella parte più alta dell’atmosfera, la stratosfera, che si sono diffusi in tutto il pianeta. Per diversi mesi, la stratosfera è rimasta piena di piccole particelle di cenere e goccioline di acido solforico che, riflettendo la luce del sole, hanno fatto abbassare la temperatura media della superficie terrestre con sconvolgimenti climatici notevoli. Una quantità di magma così consistente rimossa dall’interno della Terra ha causato il collasso del vulcano su se stesso e la sua fine dopo l’eruzione. Il Tambora ha perso la parte sommitale, con la formazione della cosiddetta caldera, oggi profonda circa 700-800 metri, con un diametro di diversi chilometri. Quello che prima era un vulcano, con la tipica forma a cono, alto più di 4.000 metri, è stato completamente decapitato e l’altezza finale si è attestata sui 2.800 metri.

Nubifragio che ha ritardato l’attacco

Le stagioni sono state, quindi, sconvolte. Il 1815 è stato un anno molto più freddo e piovoso della media a causa delle ceneri che sono rimaste a lungo nell’atmosfera. Un periodo che si è protratto fino alla battaglia di Waterloo. Non solo era piovuto molto prima ma, addirittura, nelle 48 ore precedenti allo scontro bellico, si era verificato un nubifragio di proporzioni epiche. Tutto questo ha impedito a Napoleone Bonaparte di attaccare: il campo di battaglia era un pantano e i soldati sarebbero rimasti intrappolati. Un ritardo che ha dato modo agli inglesi di riorganizzarsi e far arrivare i rinforzi. La strategia che poteva rivelarsi vincente per le truppe francesi, dunque, è divenuta inefficace. A causa di un vulcano esploso in Indonesia.

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