Viaggio interstellare verso nuovi mondi

Il sogno della colonizzazione dello spazio risale fin dalla prima coscienza dell’esistenza di mondi alieni, alternativi al nostro. Fantascienza è il nome dato alla letteratura e al cinema che si occupano di contatti con forme di vita extraterrestri, a significare il connubio tra scienza (utilizzo di tecnologie credibili) e fantasia, nell’ipotizzare questa possibilità. Ma quanto c’è di fantastico e quanto di scientifico nella possibilità di colonizzare lo spazio? I viaggi fantascientifici dell’astronave americana Enterprise, della serie dei telefilm e film Star Trek, hanno catturato la fantasia di milioni di appassionati in tutto il mondo. E l’attenzione è ancora molto alta per le missione in orbita terrestre sui moduli della stazione spaziale internazionale (ISS) che spesso ha visto protagonisti astronauti italiani (ultima Samantha Cristoforetti in questo ultimo scorcio di 2014).

Un lungo viaggio oltre il sistema solare

Se non possiamo avvicinarci ai concetti fantascientifici espressi in Star Trek o Guerre Stellari, con navi in grado di viaggiare attraverso buchi spaziotemporali, possiamo cercare di costruire veicoli in grado di andare oltre il sistema solare, e proiettarsi verso altri sistemi. La scoperta dei pianeti oggi non avviene per diretta osservazione, ma per un’inferenza sulla luminosità delle stelle. Pianeti in transito in sistemi extra-solari – all’interno della nostra galassia – possono essere scoperti facilmente, grazie a calcoli precisi e potenti strumenti di osservazione e calcolo delle temperature e delle emissioni. Ma da vicino non possiamo sapere se effettivamente una stella possiede un suo sistema. Le sonde spaziali che stanno abbandonando il sistema solare, le due Voyager, ancora trasmettono un debole segnale, ma prima di entrare in un altro sistema saranno incapaci di comunicarcelo. Se veicoli spaziali di questo tipo avessero come obiettivo quello di raggiungere la stessa più vicina, impiegherebbero almeno 80.000 anni per giungere alla destinazione. Persino con i motori a razzo più potenti oggi disponibili, il viaggio interstellare sarebbe un’impresa estremamente lunga nel tempo, che non coinvolgerebbe solo più generazioni, ma più civiltà.

Distanze galattiche

Il problema inerente al raggiungimento delle stelle è la loro estrema distanza dalla Terra. La luce che viaggia a circa 300 mila km al secondo, impiega 1,3 secondi per arrivare dalla Luna, 8 minuti e qualcosa per arrivare dal Sole, ma oltre quattro anni per giungere a noi dall’ammasso stellare più vicino, cioè Alpha-Centauri. Il fatto è che le distanze sono così grandi, che ci siamo dovuti inventare una nuova misura, l’anno-luce, per evitare di mettere troppi zeri nelle pubblicazioni. Il sistema di Alpha-Centauri dista oltre 40 mila milioni di km dal nostro, ma la distanza che intendiamo scientificamente è quella di 4,3 anni luce. La minore possibile tra la nostra stella e la sua più vicina. Per ridurre la durata di un viaggio in termini accettabili per l’uomo, abbiamo bisogno di reattori molto più potenti e veloci di quelli a miscela chimica utilizzati adesso. Tra quelli ipotizzati dagli scienziati ci sono le navicelle a ioni, che espellono un flusso di particelle atomiche per fornire la spinta propulsiva. Per i viaggi interstellari l’utilizzo di un impianto nucleare o comunque qualcosa che abbia a che fare con esso, potrebbe generare la spinta e la durata, ma in realtà non abbiamo alcun serio progetto all’ordine del giorno e il problema della velocità rimane invalicabile, nonostante nello spazio i nostri mezzi siano in grado di spostarsi a velocità impensabili per la Terra.

La NASA oggi si trova a corto di finanziamenti. La tecnologia spaziale non è in grado di poter fornire risposte nell’immediato a questa necessità, ma è ovvio che prima o poi metteremo in conto di visitare un altro pianeta, il secondo corpo celeste dopo le missioni lunari a cavallo tra anni ’60 e ’70. Per poter andare su Marte servono finanziamenti, volontà politica e consenso popolare a spese gigantesche. Gli stessi privati che si cimentano in operazioni di finanziamento e ricerca fanno fatica a mettere insieme quanto necessario per testare e progettare sistemi di trasferimento in orbita, sia per viaggi turistici, sia per scopi scientifici (attualmente la NASA deve sostituire lo Shuttle e utilizza i moduli russi della base di Bajkonur). Ma il sogno di fare viaggi interstellari rimane e se non si parte dai sogni, non si va avanti nella realtà.

Una risposta

  1. simopi 6 aprile 2015 Rispondi

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