I valori corretti della pressione

L’ipertensione arteriosa: inquadramento generale
L’ipertensione arteriosa consiste in un incremento dei valori pressori al di sopra dei valori di riferimento considerati normali. Si tratta di una patologia molto diffusa nella popolazione generale, soprattutto a partire dai 40-50 anni di età e in particolar modo nei paesi Industrializzati, con una uguale distribuzione in entrambi i sessi.

Attualmente, quasi il 40% della popolazione mondiale è affetta da ipertensione arteriosa e frequentemente questi pazienti non ottengono una diagnosi. Il riconoscimento precoce è però importante, in quanto i farmaci anti-ipertensivi più utilizzati sovente non si associano a effetti collaterali di particolare rilievo e un intervento tempestivo è in grado di contenere ampiamente le complicanze della patologia, che in caso contrario potrebbe esitare in eventi quali infarto miocardico acuto, incidenti cerebrovascolari (ictus), insufficienza renale cronica, etc.

Perché è importante la definizione dei valori pressori?

Un primo step fondamentale è comprendere quali dovrebbero essere gli obiettivi di pressione arteriosa e definire i gradi di ipertensione. Infatti l’entità del danno a livello dei vasi sanguigni di tutto l’organismo è strettamente dipendente dai valori di pressione massima, minima e media (anche se soprattutto della prima): all’aumentare di questi valori aumenta proporzionalmente il rischio di sviluppare complicanze nei vari distretti target.

Come misurare la pressione arteriosa

Perché tali valori assumano significato però, è importante che la pressione arteriosa venga rilevata nel modo corretto. Una prima valutazione dovrebbe essere effettuata dal medico con uno strumento manuale, misurando la pressione arteriosa in varie posizione e in entrambi gli arti superiori, dopo aver fatto sedere per qualche minuto il paziente.

Tuttavia, la diagnosi di ipertensione arteriosa per poter essere posta richiede del tempo. Per questo motivo è fondamentale che il paziente continui a misurare la pressione a domicilio per un periodo di tempo anche piuttosto prolungato. La misurazione andrebbe eseguita al mattino, attendendo una decina di minuti dopo il risveglio, sempre alla stessa ora. Il paziente andrebbe istruito all’utilizzo corretto dell’apparecchio per la misurazione della pressione arteriosa, che ove possibile dovrebbe essere uno strumento automatico al fine di minimizzare gli errori del paziente stesso o di chi lo assiste nella misurazione.

I valori così ottenuti devono poi essere trascritti in un diario dell’autocontrollo e portati al medico in occasione della successiva visita di controllo, in modo tale da fornire al curante un quadro più ampio e chiaro possibile e ridurre al minimo eventuali errori legati al caso (es. singoli valori piuttosto alti, ma magari dovuti a un episodio di stress acuto).

I valori di pressione arteriosa target

I valori di riferimento possono differire un po’ a seconda che si considerino i valori misurati dal medico nel corso della visita ambulatoriale, oppure quelli registrati dal paziente nel proprio diario dell’autocontrollo. Questo è dovuto al fatto che spesso il paziente può sentirsi in soggezione di fronte al medico o può aver camminato per raggiungere lo studio del dottore, ragion per cui in genere in questo contesto i valori pressori misurati sono leggermente più elevati.
In ogni caso, si considera come valore di pressione ottimale la compresenza di una pressione arteriosa sistolica inferiore a 120 mmHg e di una pressione arteriosa diastolica inferiore a 80 mmHg.

Tuttavia, non è possibile parlare di ipertensione fino a una pressione massima di 140 mmHg e una pressione minima di 90 mmHg. Tra i valori ottimali e questi ultimi, che definiscono un’ipertensione di primo grado o lieve, si dividono una fascia di valori normali (fino a 130/85 mmHg) e una di valori normali-alti. Quando la pressione sistolica supera i 160 mmHg e la diastolica va oltre i 100 mmHg, l’ipertensione non può più essere definita lieve, ma moderata o di secondo grado.

Il quadro più severo però, è quello dell’ipertensione di III grado o severa, che è definita da valori pressori superiori o uguali a 180/110 mmHg.

Infine, va ricordato che alcuni pazienti (prevalentemente di età particolarmente avanzata) possono presentare dei valori di pressione arteriosa massima diagnostici di ipertensione (quindi, secondo quanto detto sinora, superiori o uguali a 140 mmHg), a fronte però di una pressione arteriosa minima se non ottimale quantomeno normale o normale-alta (vale a dire inferiore a 90 mmHg).

In quest’ultimo caso si parla di ipertensione sistolica isolata e anche questa condizione merita attenzione da parte del medico, in quanto si associa comunque a un aumentato rischio di andare incontro a complicanze cardiovascolari di varia natura, come già visto nel caso dell’ipertensione arteriosa tipica, classica.

Commenta