Come superare il blocco dello scrittore

Ogni grande scrittore denuncia più o meno delle stasi nell’ispirazione. Ma cosa è il blocco dello scrittore e perché viene? Ed esiste davvero l’ispirazione? Molti scrittori esordienti spesso pensano che uno scrittore affermato passi le ore a cercare l’ispirazione, come nell’attesa di cogliere il volo di una farfalla. Ma nella maggior parte dei casi non è così. Uno scrittore pianifica tutto quanto, costruisce una storia come un puzzle, e anche se non c’è una trama avvincente si concentra molto sui personaggi.

Di fatto egli fa questo proprio per due motivi: a) costruire una storia coerente con delle vicende e dei personaggi credibili (le due cose si tengono insieme) b) evitare che la storia a una certo punto si areni e non si sappia più dove deve andare.

Il blocco dello scrittore è più una leggenda metropolitana che un fatto concreto, nel senso che riguarda quasi sempre gli scrittori esordienti e mai gli scrittori affermati, che sanno come portare a termine uno scritto. Il motivo è tutto nel metodo.

Gli scrittori di successo, infatti, raramente improvvisano: la prima stesura è solo un preparativo del romanzo che sarà, ma soprattutto essa non è mai un vero romanzo, quanto un canovaccio. Nella prima stesura infatti lo scrittore affermato non scrive la vera e propria storia, ma inizia a narrare tutto ciò che gli ruota intorno. Ad esempio:

le biografie dei personaggi: il passaggio più importante è questo. Ma non dobbiamo limitarci alla biografia. Immaginate anche la storia interiore. Lo scrittore organizzato, che sa come si scrive un romanzo e quindi non avrà mai il cosiddetto blocco dello scrittore, interviene nelle vicende interiori del protagonista e dell’antagonista, descrivendo un personaggio credibile. Dandogli una personalità. Alla base del successo dei romanzi ci sono infatti o le trame avvincenti, spesso per i romanzi di genere, condite con un personaggio credibile, magari eccentrico, particolare, con una statura morale oppure con dei vizi e delle abitudini particolari. Personaggi in carne e ossa come Montalbano ad esempio, che si muovono insieme all’ambiente che li circonda. Ma c’è anche l’aspetto della personalità: i personaggi sono dinamici, hanno sentimenti, passioni, colpe, vizi, non sono mai o bianchi o neri. Sono credibili proprio perché hanno una storia interiore, un passato, delle ambizioni. La scheda dei personaggi è quindi necessaria per non ingolfarsi.
Il finale ovvero la premessa. Pochi scrittori ammetteranno che avevano avuto in mente ogni pagina del loro romanzo, ma difficilmente uno scrittore scrive un romanzo senza sapere dove andrà a parare. Per evitare il blocco nella trama è fondamentale che lo scrittore abbia in mente la premessa del romanzo. E qual è la premessa? Prendiamo il Padrino, romanzo di Mario Puzo, trasposto in maniera magistrale nel cinema da Francis Ford Coppola: qual è la premessa? Che il crimine paga? Oppure che difendere la propria famiglia e i propri cari a tutti i costi ha i suoi e i suoi contro? È chiaro che dalla premessa dipende tutto, perché se la storia deve prendere una certa piega dovrà avere per forza un finale. La bravura degli scrittori di successo è che tra l’inizio e la fine di un romanzo, sanno mettere degli elementi che trascinano il lettore dalla prima all’ultima pagina. Ed essere in possesso di questi trucchi, alcuni dei quali sono molto banali, aiuta a non fermarsi.

Siccome torneremo sull’argomento diciamo che comunque, l’errore principale che fanno gli scrittori esordienti, che quindi soffrono terribilmente del blocco dello scrittore, è quello di non provocare dei problemi al protagonista. Di non metterlo sotto pressione. Pensate a Montalbano. È bravo, scaltro, intelligente, passionale. Ma che gusto ci sarebbe se tutto filasse liscio, se non avesse problemi, se le indagini non fossero complicate, se qualche volta non dovesse temere per la sua incolumità? Montalbano è bravo, ma non perché risolve i casi in breve tempo, ma perché sa risolversi contro tante avversità. È scontato vero? Certo, è anche la trama di Rocky o più prosaicamente dell’Odissea: Ulisse dopo mille peripezie, nonostante fosse considerato il più intelligente tra gli Achei, torna a casa. È chiaro quindi che gli scrittori più scafati non rinunciano affatto a usare delle tecniche narrative antiche, perché sanno che sono un mezzo per evitare il blocco.

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