Come si prevede il tempo

Diamo i nomi alle perturbazioni, ci sono canali esclusivamente dedicati ad esso. La pazzia del meteo ormai ha contagiato tutti, creando aspettative e credenze che vanno ben oltre la scienza. Ma vi siete mai chiesti come facciano i meteorologi a predire il tempo?

Quali sono gli strumenti che usano? Perché spesso le previsioni meteo non ci prendono? Innanzitutto bisogna dire che una previsione non è una predizione. Quando si prevede si pensa che possa accadere non che accadrà sicuramente. Poi va detto che la scienza che studia il clima, ovvero quel complesso fenomeno di elementi in concorso che determinano l’avvenimento di un particolare evento climatico, è probabilmente tra le più complesse. Una disciplina che da sempre necessita di strumenti e da un po’ di decenni di super-calcolatori in grado di risolvere equazioni e differenziali assai complicati.

Ormai le previsioni si fanno a ore e giorni con la capacità di conoscere cosa accadrà in un brevissimo tempo. Le previsioni sono fondamentali nella navigazione aerea e in quella navale, nonché per i trasporti commerciali su terra, oltre che – su scala maggiore – per l’agricoltura e l’economia. La meteorologia non è una scienza perfetta: si bassa su principi empirici che vengono raccolti, analizzati e schematizzati in modo che un precedente comportamento dia la possibilità di analizzarne uno successivo. Il problema è l’ampio raggio di fattori in gioco. Tendenzialmente si può dire che il fattore dominante del meteo è il concorso tra l’azione solare e la Terra, intesa come l’insieme dei suoi intrinseci comportamenti che si determinano per cause ben precise. Ad esempio: i venti si formano per l’azione del calore insieme al movimento rotatorio. Per un principio fisico l’aria calda va su e si raffredda, condensandosi in nubi. A sua volta l’aria fredda occupa il posto di quella calda generando una corrente. La stessa tipologia di movimento, per convezione, avviene anche nei mari.

Oggi gli specialisti del clima usano le stazioni meteo, che rilevano i dati e li spediscono a dei calcolatori in grado di risolvere complicate equazioni matematiche. Il vantaggio è che il clima, a differenza della politica, è sovranazionale. I climatologi sparsi nel pianeta sono garantiti da precisi accordi, per cui si scambiano le informazioni ricevute, misurando la pressione, la velocità del vento, la temperatura a terra e quella in quota. Aggiungono a ciò le fondamentali rilevazioni satellitari, che danno modo di rilevare sia le masse di nubi in movimento, predicendo la traiettoria e il percorso, sia di verificare, attraverso dei rilevatori termici, le differenze di temperature tra le diverse zone.

L’aspetto fondamentale è che milioni di dati vengono raccolti giorno dopo giorno, formando un database completo che consente ai matematici e ai climatologi ovunque nel mondo, di raccogliere informazioni sensibili che formano un corpus fondamentale cui attingere in seguito. Come insegnano i contadini – i primi a svolgere delle interessanti osservazioni basate sull’esperienza – determinati fenomeni climatici tengono a ripetersi nel tempo, a cicli, in determinate zone, tanto che alcuni fenomeni hanno dei nomi ben precisi (ad esempio: la bora a Trieste è un particolare vento di tramontana, cui la tradizione ha dato un nome).

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