I segreti della corsa allo spazio

Durante la Guerra Fredda non ci furono solo confronti a distanza sugli armamenti convenzionali e nucleari o guerra secondarie, combattute da stati controllati dalle superpotenze. Ci fu anche l’epica corsa allo spazio che coinvolse URSS e USA in una lunga sfida per il prestigio, che comportava anche l’acquisizione di importanti tecnologie militari e civili. Le ricadute della corsa allo spazio, dal punto di vista tecnologico, oggi sono molto sottovalutate, ma solo perché non si conoscono.

Naturalmente da un punto di vista militare, il fatto che l’URSS fosse stata in grado di mandare un uomo sullo spazio con un razzo vettore, implicava una forte preoccupazione da parte degli USA, sia per la riuscita del test, sia per il fatto che quel razzo poteva essere usato per colpire le città americane a migliaia di chilometri di distanza, rendendo inutile il primato americano nei bombardieri strategici. Fatto che puntualmente avvenne: dalla tecnologia spaziale di lancio col razzo vettore ai missili balistici (ICBM) intercontinentali il passo è stato assai breve.

In pochi sanno però che gran parte della tecnologia spaziale era dovuta alle ricerche dei nazisti, e in particolare del gruppo di ricercatori e militari capitanati dallo scienziato Werner Von Braun. Un suo team era riuscito nel 1942 a lanciare un missile oltre l’atmosfera terrestre, conquistando – si fa per dire – per la prima volta lo spazio. Non è un caso che finita la guerra, russi e americani iniziarono una vera e propria caccia allo scienziato nazista che potesse aiutarli nello sviluppare armamenti sempre più efficaci. Sul finire della guerra, infatti, la Germania aveva raggiunto – nonostante i bombardamenti a tappeto sulle sue industrie – un livello di eccellenza e avanzamento che fu limitato solo dal tempo. Mente non è chiaro lo stato delle ricerche sulla bomba atomica tedesca, di sicuro americani e russi si impossessarono della tecnologia dei razzi per mandare le sonde nello spazio. Gli americani in particolare diedero le chiavi della loro ricerca spaziale a Von Braun e a ben 500 ricercatori nazisti, per ricreare esattamente i missili che erano stati in grado di salire così in alto. Il Saturno V, il mastodontico razzo vettore che portò i primi uomini sulla Luna, è l’apice di questa tecnologia avviata qualche tempo prima in Germania.

La corsa allo spazio non fu solo rose e fiori, ci furono diversi morti e diversi incidenti. Da parte sovietica non si sapeva molto, all’inizio la loro strategia parve vincente e poco costosa: sonde resistente, brevi permanenze nello spazio, esseri viventi portati in orbita. Ma a che costo? In quegli anni non si seppe nulla, fino a quando non furono aperti gli archivi sovietici, alla caduta dell’Impero. E si venne a sapere che la Russia aveva subito incidenti gravi nella base di lancio di Bajkonur, anche se non corrisponde al vero l’ipotesi che i sovietici persero degli astronauti nello spazio. Gli americani a loro volta dovettero far fronte a numerose perdite, durante il programma Apollo. Perdite che sono continuate anche quando la “corsa allo Spazio” era ufficialmente finita, nel programma spaziale dello Shuttle con gli incidenti delle navette Challenger e Columbia.

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