Quanto è vasto l’universo?

Incorrect_plaque_at_the_Rose_Center_for_Earth_and_Space,_April_2011Nell’aprile del 1920 Harlow Shapley ed Heber Curtis discussero animatamente sulla grandezza dell’universo, nel grande auditorium del Museo di Storia naturale dello Smithsonian Institute a Washington. In questa discussione, cronologicamente avvenuta prima delle scoperte di Hubble, Curtis riteneva che l’universo fosse formato da isole separate, le cosiddette nebulose a spirale, sorta di sistemi stellari al di fuori della Via Lattea. Shapley invece pensava che le nebulose a forma di spirale non fossero altro che ammassi di gas all’interno della nostra galassia. Shapley pensava inoltre che il sistema solare fosse all’esterno della nostra galassia, mentre Curtis lo riteneva situato più al centro. Come si può capire i due avevano intuito almeno un fatto parzialmente corretto. Curtis ci aveva visto giusto individuano le “isole nebulose” al di là della nostra galassia, mentre Shapley aveva giustamente indicato l’esterno come il luogo dove si trova il sistema solare nella via Lattea.

Le cose sono cambiate con l’avvento di Hubble e con le misure delle distanze attraverso il numero della costante di Hubble, che ci fornisce il tasso di allontanamento delle galassie. Stabilire la grandezza dell’universo significa fornire anche una data esatta della sua formazione, ma ciò che conta di più è capire quanto è esteso veramente, cioè quanta distanza è stata raggiunta nel frattempo. La costante di Hubble è fondamentale per capire proprio ciò: se pensiamo ad esso come a un valore pari a 80 km/sec/Mpc abbiamo un universo più piccolo, percorso a più alta velocità. Se invece dimezziamo o quasi la misura abbiamo un universo più grande, dove l’espansione e l’allontanamento sono più lenti e quindi l’universo è anche più vecchio. Dal nostro punto di vista la questione del tempo e dello spazio non è povera di suggestioni. Se consideriamo che possiamo osservare ammassi galattici lontani da noi anche 12 miliardi di anni-luce non possiamo non considerare che stiamo pur sempre considerando il nostro punto di vista. Se estendessimo dal raggio al diametro, cioè al punto opposto di osservazione al nostro, si capisce che l’orizzonte visibile è di almeno il doppio di anni luce, considerando che l’universo si espande in ogni direzione, mantenendo una totale uniformità. E il nostro punto di vista è comunque limitato dagli strumenti? È possibile che l’universo sia ben oltre la porzione che riusciamo a vedere? Certo che si, dopotutto la teoria del big bang, che fa leva sull’inflazione, prevede proprio che l’universo possa esistere ben al di là della nostra capacità di vederlo. Purtroppo come sappiamo questo discorso tende a essere poco comprensibile in quanto difficile da mettere sotto il vetrino della scienza sperimentale. Per adesso possiamo accontentarci del fatto, che se volessimo dare una distanza approssimativa di ciò che sappiamo, esso è vasto all’incirca 180 miliardi di anni luce.

vedi anche: http://en.wikipedia.org/wiki/Observable_universe#Misconceptions_on_its_size

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