Come preparare al meglio un esame universitario

Chi vi scrive ha preso due lauree, ma non si è laureato in tempo in nessuna delle due. Nel primo caso perché ero giovane e si sa quelli dell’università sono gli anni migliori della nostra vita, erano anche altri tempi, gli anni Novanta, c’era più sicurezza economica. Qualche anno fuori corso era ancora tollerabile. La seconda laurea l’ho presa con calma inseguendo un piacere personale, mentre già lavoravo. In ogni caso per entrambi i corsi di laurea ho dovuto superare un buon numero di esami, cercando di non accontentarmi per riuscire a conseguire un punteggio da laurea a pieni voti come effettivamente ho preso. Non è mai stato facile studiare, ma devo dire che ho passato bene gli esami, anche due in una sola data, applicando un metodo. Oggi voglio indicarvi alcuni metodi che negli anni hanno funzionato egregiamente e che possono essere replicati, aumentando le chance di passare l’esame al primo colpo.

-Studiare con un collega: è il metodo che ha portato più risultati, quando il collega era motivato e ben predisposto. Il motivo è semplice: il collega funge da riferimento e verifica. Può controllare se stiamo studiando, inoltre come si insegna nelle classi di psicologia, svolge una funziona di testimonianza e responsabilità nei nostri confronti. Quando si è chiamati ad un impegno, gli esperimenti hanno dimostrato, che è più facile mantenerlo se lo rendiamo pubblico, incollandoci alla nostra stessa coerenza. Avere un collega significa assumersi un impegno non solo con noi stessi ma anche con un’altra persona, che allo stesso modo conta su di noi per assolvere il suo impegno. Mancare in questo frangente, dimostrandosi poco solidali, non migliora la percezione di noi stessi che possono avere gli altri. A me è capitato di essere scelto come collega da diversi amici perché ero puntuale, preciso e soprattutto ripetevo ad alta voce quanto letto, facendomi correggere se necessario. A fine esame inoltre si festeggiava insieme. Sono nate amicizie in frangenti come quelli.

– Studiare programmando. L’aspetto che secondo me ha sempre fatto la differenza è la comprensione dei concetti e questa può arrivare solo da una lettura concentrata, non affrettata. Pertanto è consigliabile fare una prima lettura compassata, spalmata su un arco più di tempo più lungo rispetto al ripasso. Una decina di giorni per portare a termine la prima lettura possono bastare. È importante che non si arrivi a ridosso dell’esame avendo solo il tempo per la prima lettura perché i concetti vanno comunque fissati. La memorizzazione arriva solo ripetendo più volte i concetti e capendoli. Una volta che si capiscono i passi fondamentali è più semplice arrivare a ricordare le nozioni legate ad essi per semplice consequenzialità. Ricordiamo sempre che gli studi sono sistematici e analitici. Difficilmente troviamo scritti concetti sconnessi tra loro o che non hanno alcun fondamento logico. Essere analitici e sistematici a nostra volta aiuta a tenere in ordine l’insieme delle informazioni carpite.

Schematizzare e riassumere: se avete una memoria fotografica può essere utile schematizzare graficamente i passaggi principali. Io ho notato che ricordavo meglio quando appuntavo sul margine del libro i concetti in maiuscolo, come fossero delle glosse. Il consiglio è anche quello di non creare dispense battute sul computer, meglio scrivere a mano, perché si ricorda di più. Ovviamente non conviene affidarsi agli schemi se non si è letto prima. Il metodo ideale prevede l’impiego combinato di queste tecniche, avendo almeno un mese a disposizione.

Infine un consiglio che non riguarda il metodo, ma l’ambiente di studio. Ai miei tempi, negli anni Novanta, il telefonino veniva appoggiato sul tavolo e disturbava raramente. Non ci si giocava, si ricevevano squillini e messaggi, ma tutto rimaneva nella norma. La distrazione, in quel mondo quasi arcaico, poteva venire dalla radio, dalla televisione, dai CD dei Nirvana o degli U2 e dagli schiamazzi per strada. Era un mondo che comunque offriva delle distrazioni, soprattutto durante le belle giornate che precedevano la fatidica sessione estiva. Tuttavia le cose sono cambiate: la pervasività degli smartphone e dei tablet, con le loro applicazioni social portata di mano, rappresenta una grave minaccia allo studio. Ho sempre pensato che studiare per troppe ore al giorno sia sbagliato, inevitabilmente si perde lucidità e vigore man mano che passa il tempo. Per cui è meglio fare 3-4 ore dense, evitando accuratamente di toccare i cellulari. Mettere la modalità aereo evita di ricevere notifiche da tutte le applicazioni social.

Commenta