Perché non conviene stampare moneta

Il vecchio adagio che ogni tanto si legge online su forum e blog, secondo il quale a uno Stato in crisi economica converrebbe semplicemente stampare moneta, ha la sua fallacia.

L’economia moderna si basa sul valore intrinseco dato alla valuta. Fino a due secoli fa possedere monete d’oro o d’argento costituiva una vera ricchezza: mostrare una moneta di valore, dato dal peso e dalla quantità di metallo prezioso compresa in essa, non suscitava alcuna perplessità in chi la riceveva. Oggi invece usiamo principalmente due tipi di moneta: quella virtuale rappresentata da delle negoziazioni in tempo reale o differito con le carte di debito (bancomat) e di credito. Oppure, molto più frequentemente con le monete e le banconote. Il valore intrinseco di questi soldi non è dato dal valore che hanno. In fondo anche un bancomat è una tessera di plastica che una volta esibito non vale nulla, se non si procede a un’operazione di accettazione della transazione.

Da cosa dipende il valore dei nostri soldi

Il valore dei nostri fondi in sostanza dipende dal fatto che qualcuno sta attribuendo loro un valore corrispondente a una determinata cifra. Il pezzo di carta con stampato su 50 euro, la filigrana e la firma di Mario Draghi, vale 50 euro fintanto che c’è una istituzione che garantisce per essa. La quale istituzione ha una sua credibilità nel mercato creditizio. Se anche facessimo a meno della Banca Centrale Europea e tornassimo a stampare moneta sotto l’egida della Banca d’Italia, il discorso non cambierebbe: a dare valore ai soldi non è il materiale con cui essi vengono “creati”, ma il fatto che una Istituzione attribuisce loro quel valore. Valore che può essere disconosciuto se quella istituzione per un motivo o per l’altro non è più credibile nei confronti degli attori del mercato. Ad esempio: il debito sovrano del nostro paese è talmente insostenibile che la posizione della nostra moneta vacilla e perde valore rispetto ad altre. Quei 10 euro che prima mi permettevano di comprare determinati beni, domani varranno di meno, per gli effetti speculativi e per l’aumento dell’inflazione. In una situazione del genere avere una moneta forte conviene molto di più.

Inoltre, se si stampa più moneta, si finisce con l’impoverire quella in circolazione, per il semplice effetto del principio di scarsità. L’oro è un metallo prezioso perché è molto raro. La sua rarità è dovuta alla scarsa distribuzione sul pianeta per motivi geologici che non stiamo a spiegare (è un metallo pesante che si forma solo con delle forti esplosioni stellari, nell’universo). Se non fosse raro non varrebbe quanto vale. Lo stesso discorso è applicabile alla moneta: tutti quanti hanno in mente le foto della Repubblica di Weimar, prima dell’avvento del Nazismo, quando i Tedeschi riempivano le valigie di marchi per comprare un tozzo di pane. L’inflazione era dovuta al fatto che il governo tedesco di allora, per far fronte agli impegni con i creditori, iniziò a stampare moneta. L’effetto fu un aumento vertiginoso dell’inflazione: più moneta in circolazione, meno valore complessivo della stessa.

In definitiva: non possiamo stamparci la moneta da soli e distribuirla oppure usarla per pagare i debiti, perché semplicemente una volta che lo facciamo, stiamo svalutando tutta la moneta esistente. Non appena stampiamo moneta in eccedenza, tutta quella che possediamo vale subito di meno. Inoltre, che credibilità pensa di avere un debitore che si stampa le proprie monete rispetto a un creditore che vede il suo credito perdere valore? Se l’Italia ha un debito di 100 verso i propri cittadini (debito pubblico) e questi possiedono complessivamente 1000000, non appena stampa moneta per arrivare a 100 e ripagare i cittadini, questi avranno visto la loro quota complessiva di 1000000 scemare pericolosamente. Volendo saldare il debito, sono diventati tutti più poveri. È l’anticamera del default, che arriva una volta che lo stato non sia più in grado di assolvere ai propri debiti, nemmeno con le normali garanzie.

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