L’avventura delle sonde Voyager I e II

voyagerLe navicelle spaziali Voyager hanno rappresentato la realizzazione di un sogno: esplorare i grandi pianeti del sistema solare. Ciò che sorprende è che le due navicelle ancora oggi, dalla profondità dello spazio, mandino ancora deboli segnali. La missione dei Voyager era quella iniziale di gettare uno sguardo su Giove e Saturno. Ma come il Pioneer 11 in precedenza, il Voyager II si è concentrato su un tour più lungo e molto fruttuoso. Ambedue i Voyager furono lanciati sul finire dell’estate del 1977 mediante razzi Titan 111 E-centauro, che rappresentavano il più poderoso veicolo di lancio nell’arsenale della NASA dopo che andò fuori servizio la serie dei razzi Saturno. Le sonde Voyager pesavano il triplo delle Pioneer, ma i razzi di lancio vennero adeguatamente potenziati per cui le sonde furono spedite lontano dalla Terra alla medesima velocità. Voyager 1 fu la seconda sonda ad essere lanciata, ma la sua traiettoria più rapida ne assicuro l’arrivo su Giove prima di Voyager 2. Come già nei Pioneer, l’equipaggiamento scientifico dei Voyager era sistemato dietro una grande antenna radio, in questo caso del diametro di 3,7 metri, mentre l’energia necessaria veniva fornita da generatori atomici, tuttora in funzione. Più di sei settimane e oltre 40 milioni di chilometri prima del passaggio alla minima distanza, il Voyager 1 già prendeva fotografie di Giove che risultarono più particolareggiate delle migliori immagini scattate dal Pioneer. Alla fine del gennaio 1979 fu scattata una serie di fotografie con lo scopo di costruire una sequenza della macchia rossa di Giove, che continua a muoversi vorticosamente come un ciclone. Il 10 febbraio, ancora tre settimane prima del passaggio, alla minima distanza, la sonda incrociò l’orbita di una delle lune più esterne di Giove.

Un primo compito dei Voyager era quello di osservare da vicino i quattro più grandi satelliti di Giove, tre dei quali sono più grossi della nostra Luna; ma le orbite dei satelliti non erano note con sufficiente precisione da permettere l’esatto puntamento che le sonde spaziali richiedevano. Per questo, durante il viaggio di avvicinamento a Giove, i Voyager dovettero fare una serie di osservazioni fotografando le lune contro lo sfondo delle stelle, in modo che i controllori a terra poterono calcolare la posizione delle lune per l’incontro e aggiustare in conseguenza la traiettoria della sonda. Lo stesso procedimento doveva essere adottato per i satelliti di Saturno.

Il 5 marzo 1979 Voyager 1 passò a 280 mila km dalla sommità delle nubi di Giove. Al di sotto della sonda il colorito distesa di atmosfera turbinosa acquistava l’aspetto di un’opera d’arte moderna. Ma furono le fotografie che Voyager scattò alle lune di Giove quelle che fecero più scalpore. Essere rappresentarono dei mondi attivi. Una spettacolare eruzione vulcanica su Io, depositi di zolfo e di materiali. Callisto mostrava piccoli crateri provocati da collisioni, Ganimede mostrava una superficie chiazzata di roccia scura e brillanti campi di ghiaccio, oltre a una mescolanza di piccoli crateri e di strani solchi. Le due sonde sono una spettacolare testimonianza della capacità dell’uomo di andare oltre, mostrando come usare al meglio la propria conoscenza matematica per predire rotte e calcolare viaggi interplanetari.

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