La fisiognomica: le fattezze fanno i comportamenti?

La fisiognomica si dice sia stata inventata da Aristotele ed è la disciplina parascientifica che studia i tratti umani caratteristici, specialmente del volto, allo scopo di dedurre i caratteri tipici psichici dell’individuo. Nello sviluppo della fisiognomica si distinguono almeno tre periodi. Il primo si deve all’opera di Gian Battista Della Porta, a cui dobbiamo una importante caricatura dei volti umani, che si assomigliano in modo grossolano e artificioso agli animali. Lo svizzero Lavater poi fece alcune correlazioni tra i personaggi celebri dell’epoca e i loro rispettivi comportamenti, cercando di trovare una costante rispetto ad altre variabili come il timbro della voce, il modo di camminare e in generale il comportamento psico-motorio. La fisiognomica ha avuto gli esiti in qualche modo più sconcertanti e affascinanti, ma del tutto privi di attinenza scientifica, con gli studi di Cesare Lombroso, con la sua opera L’Uomo Delinquente (del 1897). Lombroso pensò che fosse possibile individuare delle tendenze criminali sulla base delle anomalie morfologiche del volto, soprattutto a livello cranico e cefalico. Sullo stesso genere di supposizioni e teorie è l’opera di Eugene Ledos, che trovo delle correlazioni tra le varie figure geometriche e la forma del capo, rispetto ad alcuni comportamenti.

Nel periodo più recente, il discorso è passato su basi più scientifiche, con osservazioni concreto sull’origine embrionale differenziate delle diverse parti del capo, considerando basilare il riferimento alla forma perfetta e alle sue deviazioni non naturali.

Uno studio interessante è quello di Manfred Curry, per la sua interessante descrizione di due tipi opposti di volti umani collegabili a due tipi antitetici di tendenze del carattere e della personalità. Per grandi schemi l’ipotesi di Curry si può riassumere così: il tipo Caldo (W da warm) comprenderebbe individui dal volto tondeggiante, con capelli e occhi tendenzialmente scuri e colorito roseo; i soggetti di questo tipo sarebbero estroversi, loquaci, altruisti e superficiali. Il tipo K (dalla parola kalt) comprenderebbe invece individui con volto acuto, tratti duri e colorito pallido: i soggetti di questo tipo sarebbero piuttosto introversi, silenziosi ed egoisti.

Spesso nella cultura occidentale, comunque, i tratti somatici tipici di una zona geografica (esempio: zigomi pronunciati nelle steppe asiatiche, occhi piccoli in Asia, narici larghe nella popolazione dell’Africa centrale) sono stati usati a scopi razzistici, segregazionisti che non hanno conferma nella scienza. Il comportamento dell’uomo, i suoi tratti caratteristici, si sviluppano in relazioni all’ambiente in cui vive, che a grandi linee dipende molto dall’educazione data dai genitori e dalle riprove sociali richieste dall’ambiente che frequenta, modellandosi spesso secondo le aspettative del circolo cui appartiene.

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