La causa di servizio e le vittime del dovere

Durante la fase calda degli anni Settanta, il terrorismo interno di duplice matrice comunista e fascista, ha funestato il nostro paese. Sono state molte le famiglie che hanno perso dei propri cari, non solo in quanto coinvolte direttamente come bersagli dell’azione politica, ma come sconvolgimento totale, luttuoso, devastante per come la storia è entrata nelle loro case. Si pensi, per esempio, ai giovani che seguivano la lotta armata e che anche se non prendevano parte alle azioni violente, ne condividevano gli obiettivi e le aspirazioni, seguendo comunque le gesta, partecipando a riunioni, incontri più o meno segreti, fiancheggiando o simpatizzando. Anche va aggiunto che tra le vittime del terrorismo ci sono state tutte quelle figure impegnate nell’espletamento del loro dovere, che solo grazie a una legislazione accorta, che si è raffinata nel corso degli anni anche di fronte a minacce di tipo diverso (attentati di stampo mafioso, terrorismo internazionale), hanno potuto vedersi riconosciuta la causa di servizio e quindi i risarcimenti conseguenti. In generale il terrorismo ha rappresentato uno spartiacque per la legislazione di contrasto, perché ha permesso l’adozione di strumenti investigativi prima sconosciuti che sono stati utili anche per il contrasto alla mafia. Le norme sul pentitismo hanno favorito il fenomeno della cosiddetta “dissociazione” permettendo di ottenere delle informazioni sensibili tanto sulle BR, quanto su Cosa Nostra, con effetti spesso tragici per i pentiti che parlavano (è noto il caso di Pecci e di Buscetta, colpiti direttamente negli affetti familiari).

La gravità della situazione interna del Paese nel 1976 – determinata soprattutto dall’intensificazione del terrorismo “rosso” e “nero”, accomunati dall’intenzione, più o meno scopertamente espressa, di voler distruggere le istituzioni democratiche e repubblicane nate dall’antifascismo e dalla Resistenza – indusse i due maggiori partiti italiani, la Democrazia Cristiana e il Partito comunista, ad accordarsi per una collaborazione, consolidata subito dopo l’assassinio di Aldo Moro (maggio 1978). Una famosa vignetta di Forattini, pubblicata su Repubblica nel luglio del 1976, era ispirata all’avvenimento e in particolare al governo delle astensioni guidato dall’onorevole Giulio Andreotti, che per la prima volta dal 1947 permetteva ai comunisti di riaffacciarsi all’area di governo. Efficace e curioso era l’accostamento tra le figure smunte e quasi magre di Berlinguer e Andreotti e quella di Togliatti e di De Gasperi, attive nei più difficili anni del secondo dopoguerra, al tempo dei primi tre governi di unità nazionale o di coalizione dei partiti antifascisti a guida degasperiana (1945-47).

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