Isolati per un anno, simulano la vita su Marte

Ultimamente ci ha pensato il cinema a rinverdire il tema della colonizzazione di Marte, grazie al film The Martian di Ridley Scott, interpretato da un magistrale e divertente Matt Damon. La star di Hollywood era un botanico abbandonato nel pianeta rosso, durante una missione di esplorazione nel futuro, andata male a causa di una violenta tempesta di sabbia. In attesa del salvataggio deve trovare le risorse per andare avanti e raggiungere il punto in cui avverrà il contatto con la sua personale scialuppa.

Non proprio come nel film, sei scienziati hanno vissuto all’interno di una cupola che simulava le condizioni di vita di Marte e sono appena usciti in questi giorni. Situata sulle pendici del grande vulcano Mauna Loa nelle Hawaii, il team ha verificato di persona cosa significa essere isolati dal resto del mondo, in un ambiente ostile. Una simulazione di viaggio spaziale che ha visti coinvolti sei membri di ambedue i sessi, dopo un estenuante anno trascorso insieme.

Essi, isolati dal resto del mondo, non hanno potuto presenziare ad appuntamenti importanti, ad esempio la nonna di uno degli astronauti è morta e ha dovuto rinunciare al funerale. L’aspetto più importante è naturalmente quello scientifico. L’isolamento comporta un’astrazione reale dal mondo attuale e una serie di problematiche che la NASA e gli altri enti spaziali coinvolti in una possibile futura esplorazione di Marte, devono tenere conto.

La simulazione infatti ha dimostrato che le teorie non servono a nulla, se non si ha la pratica dei problemi reali da risolvere, come appunto quello di procurarsi il cibo, di provare a sopravvivere, di stabilire una connessione col mondo esterno e costruire un rapporto collaborativo e proficuo all’interno del team.

Gli esseri umani, l’evoluzione lo dimostra, hanno la capacità di districarsela anche in condizioni ambientali molto severe e questo esperimento mette a dura prova la loro capacità di sopravvivere in un ambiente che va al di là delle sfide proposte dal nostro pianeta. Il problema principale che pone Marte è quello delle continue esposizioni alle radiazioni solari, non avendo un’atmosfera sufficientemente robusta da schermarle, come succede con il nostro pianeta. Per il resto, come dimostrato anche dal film di Ridley Scott, è possibile “colonizzare” il pianeta costruendo dei moduli abitativi in grado di conservare cibo e risorse, nonché produrlo, approfittando delle nostre avanzate conoscenze di chimica e fisica. Secondo alcuni scienziati la vita su Marte sarebbe possibile, come replica delle condizioni terrestri, non solo approntando delle cupole (nell’immaginazione fervida dell’uomo questo modello viene proposto almeno da 40 anni), ma anche andando sottoterra, per schermarsi dalle radiazioni. Tuttavia rimane ancora insuperato o non studiato abbastanza il modo di arrivare su Marte senza danni per l’equipaggio, tenendo conto che il pianeta rosso si trova a una distanza proibitiva rispetto agli attuali mezzi in nostro possesso.

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