Il programma spaziale post-Shuttle

Per il programma Spaziale post-Shuttle la Nasa sta ancora sperimentando una navicella in grado di uscire e rientrare dalla nostra atmosfera con costi accettabili, una sicurezza superiore e un futuro di almeno 40 anni di servizio. Lo Shuttle è stato il programma più ambizioso dopo le missioni Apollo, tra quelli che prevedevano l’utilizzo di personale umano. Minato nella sua sicurezza da una prolungata attività di servizio, esso è stato il sogno che si realizza, la possibilità di avere una navicella spaziale, proprio come si vede nei film di fantascienza.

Altri progetti privati, come SpaceX di Elon Musk, sono in fase di sperimentazione: la speranza è di riuscire a costruire un vettore riutilizzabile che possa assicurare un futuro commerciale all’impresa, ma anche servire come “taxi spaziale” non solo per i carichi verso la stazione spaziale e il lancio di satelliti. L’idea del turismo spaziale, rendere il volo sub-orbitale più accessibile per costi e sicurezza, affascina molti investitori. Lo Shuttle è stato costruito per sostituire i razzi convenzionali che, dopo aver lanciato in orbita se stessi ed i loro carichi utili, ricadevano nell’atmosfera e si incendiavano. Con un costo lievemente maggiore ogni Shuttle ha potuto sollevare lo stesso carico utile del più grosso razzo convenzionale ed è stato riutilizzato ben oltre la naturale cessazione di servizio, inizialmente prevista a metà anni ’90. Ma la spesa per lo sviluppo di un sistema di trasporto spaziale efficiente e regolare è così elevata che il programma Shuttle è stato spesso oggetto di critiche, accusandolo di rappresentare una costosa condiscendenza all’alta tecnologia. Analizzando il problema, tuttavia, è facile dimostrazione che una nazione come gli USA, ha interessi nello spazio, diventa incredibilmente dipendente dai satelliti, siano essi di comunicazione e di difesa, di controllo del clima e delle colture agricole. Di conseguenza, nuove tecnologie preparano la strada a una versione dello Shuttle differente, più evoluta, ma sempre in grado di assicurare agli USA un controllo sullo spazio.

Una di queste soluzioni è rappresentata da Orion, che è stata definita la capsula che ci porterà su Marte. Ma ovviamente si tratta di un modulo in grado di viaggiare nello spazio, che però ha bisogno della spinta di potenti razzi per issarsi oltre l’atmosfera terrestre. Nella ricerca e nello sviluppo di una nuova navicella sono impegnate oltre a SpaceX anche grosse aziende aeronautiche come la Boeing.

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