Gli osservatori astronomici nella storia

L’osservatorio astronomico degli antichi ha sempre attirato la nostra attenzione per il mistero che lo circonda. Si tratta quasi sempre di un insieme di edifici e strumenti atti a effettuare osservazioni e ricerche astronomiche. In senso ampio, la loro origine risale fino al Neolitico e gli osservatori nacquero per il bisogno di prevedere il cambiamento delle stagioni, misurare il tempo e studiare il moto del Sole, della Luna e degli altri corpi celesti. Il più imponente esempio è il complesso megalitico di Stonehenge in Gran Bretagna, che risale a un periodo compreso tra i 2000 e i 3000 anni a.C., la cui funzione era molteplice. Da un lato studiava il moto solare e il moto lunare, identificando i giorni corrispondenti agli equinozi e ai solstizi, ma secondo alcuni pare potesse prevedere anche le eclissi solari. Grandi complessi megalitici circolari si trovano anche in Sardegna, abbiamo pietre allineate che risalgono allo stesso periodo con funzioni prettamente astronomiche.

Nel periodo medievale la cultura araba permeò le scienze matematiche, per cui furono particolarmente famosi gli osservatori astronomici di Damasco, di Baghdad e del Cairo, le tre principali città del regno arabo. Nello stesso periodo, da tutt’altra parte del mondo, in centro e sud America, sorgono templi con funzioni di osservatorio, dedicati allo studio di particolari corpi celesti, come ad esempio Venere, la “stella del Vespro”. Dopo il Medioevo, nel quale in Europa non si assiste ad alcun reale progresso scientifico in questo settore, dobbiamo all’astronomo Tycho Brahe la costruzione del primo imponente osservatorio astronomico che ha delle caratteristiche moderne. Lo fece costruire in Danimarca nel 1582, finanziato dalla corona danese, dato l’alto costo che comportava. Solo alla fine del secolo XVII gli osservatori divennero anche centri di sperimentazione e di ricerca, dedicato sia allo studio dei moti celesti, sia alla loro struttura fisica, ponendo le basi dell’astrofisica moderna.

In un primo tempo gli osservatori erano costruiti nelle città, su alte torri chiamate specole (es.: la “Specola Vaticana”) e il luogo dove si effettuavano osservazioni e ricerca coincidevano. In seguito, a causa della luce diffusa delle città gli osservatori si spostarono al di fuori di esse, nella direzione Sud. Ciò perché, per l’emisfero Nord, tutti i corpi celesti culminano nella direzione sud e quindi la parte di cielo posta a meridione, e perciò opposta alla città, è quella nella quale si osserva per la maggior parte del tempo ed è con tale localizzazione degli osservatori che la luce diffusa dalla città determina minor fastidio.

Negli ultimi tempi, con l’incrementare della sensibilità dei telescopi, con la necessità di osservare oggetti sempre più deboli e con il notevole aumento dell’inquinamento luminoso, le stazioni di osservazioni sono state spostate in altitudine, lontano dalle città e quindi in luoghi privilegiati come le Ande o le Canarie, dove la rarefazione dell’aria aiuta a filtrare al meglio la luce. Il superamento di queste limitazioni è stato naturalmente il telescopio spaziale.

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