Il dirigibile: da Amundsen a Nobile fino all’Hindenburg

In un’epoca di voli con i droni, che promettono di consegnare le pizze e la posta, il fascino del dirigibile sembra ancora non tramontato, anche se la sua storia commerciale, come sappiamo, è stata funestata dalla grande tragedia dello Zeppelin Hindenburg nel 1936.

Oggi il dirigibile viene utilizzato come veicolo pubblicitario principalmente e non ha alcun ruolo nell’aviazione commerciale, sia per le ridotte capacità di volo, sia per quelle di carico. Rimane comunque una testimonianza tangibile dello sviluppo umano e della tecnologia del settore, ricordando che ha giocato un ruolo molto importante nell’esplorazione dei ghiacci artici, come ci ricordano le due imprese targate Umberto Nobile: il volo del dirigibile Norge e quello meno fortunato del dirigibile Italia.

Il dirigibile si muovo grazie alla forza propulsiva di un motore e agli organi di stabilità ch gli consentono di avanzare in linea retta e muoversi in verticale, scendendo e salendo di quota. Ha avuto una enorme popolarità in Europa come mezzo commerciale tra gli anni ’20 e gli anni ’30 del secolo scorso, in quanto poteva essere fatto volare usando dei gas più leggeri dell’aria. Al tempo infatti, nonostante l’aviazione fosse già sviluppata, non se ne vedeva un uso commerciale in quanto si giudicava impossibile far volare aerei pesanti e di grosse dimensioni.

Molti non sanno che il volo “più leggero dell’aria” ha avuto uno sviluppo grazie alla tecnologia bellica. È noto che infatti Napoleone utilizzasse già alla sua epoca, cioè più di un secolo prima, i palloni aerostatici per avvistare le truppe nemiche, fare da esploratori e avere un quadro di insieme del campo di battaglia. Nella prima guerra mondiale i dirigibili avevano lo stesso scopo e raramente venivano usati per missioni di bombardamento, dato che erano facilmente bersagliatili dalle micidiali mitragliatrici.

Furono utilizzati ancora nella seconda guerra mondiale e dopo per ruolo di vigilanza costiera, missioni di collegamento e funzioni antisommergibile, ma iniziarono a declinare non appena si sviluppo in modo concreto l’aviazione commerciale, a partire dagli anni ’50. Eppure per le sue doti di praticità ed economicità il dirigibile era considerato l’asso vincente nelle mani dell’industria areonautica, almeno fino all’incidente del grande Zeppelin tedesco Hindenburg, avvenuto a New York nel 1936 nel picco della produzione e della diffusione di questi giganti dell’aria.

Questo incidente, nonostante fosse molto raro e non dipendesse da un difetto di progettazione, quanto dal fatto che si utilizzava un gas estremamente infiammabile, fu la pietra tombale per il mezzo, per due motivi. Innanzitutto quello mediatico, dato dal clamore dovuto alle immagini TV e alla celebre diretta radiofonica; precedentemente la Zeppelin, che era il principale costruttore mondiale, aveva avuto altri incidenti ma tutti relativi alle condizioni climatiche. Eppure la gente non riprese mai a fidarsi, nonostante allora l’aviazione civile fosse poco sviluppata (e poggiasse più sull’uso di grandi idrovolanti, come insegna la vicenda di Howard Hughes).

Celebre e famigerato, in Italia, fu l’incidente di Umberto Nobile per le condizioni avverse affrontate durante la trasvolata artica nel 1928, che diede vita a numerose polemiche e portò alla morte di Roald Amundsen, il più grande esploratore del tempo, partito alla ricerca dei dispersi.

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