Curiosità su Marte

Marte è considerata la nuova frontiera spaziale per l’Uomo. Andare oltre la Luna e atterrare in un pianeta molto affascinante, dal secolo al centro dei sogni e dell’immaginazione della nostra mente. Ma perché Marte è considerata la nuova frontiera? Innanzitutto perché oltre la Luna, nelle vicinanze rimane ben poco. Anche se Venere è il corpo celeste più vicino alla terra dopo il nostro satellite, esso non è praticabile per una missione umana per via delle condizioni proibitive in cui si trova. Marte invece è molto più promettente, come hanno dimostrato le missioni robotizzate organizzate Pathfinder, Spirit, Opportunity e Curiosity. A favore di Marte, a parte il suo intrinseco effetto nella cultura popolare (si pensi solo ai Marziani, identificati come alieni tout-court), ci sono delle caratteristiche scientifiche che fanno ritenere la missione molto promettente.

Perché andare su Marte

marteMarte ha una debole atmosfera e nonostante sia Venere ad essere spesso associato alla terra per via delle sue dimensioni, esso appare come un pianeta segnato da un tragico destino, nel quale poteva essere presente una forma di vita basata sul carbonio. Per questo motivo gli scienziati vanno alla ricerca di tracce d’acqua e forme batteriche. La teoria più acclarata sulla vita del pianeta è che esso sia fondamentalmente il residuo di un corpo dotato di un’atmosfera più spessa e più importante di quella attuale e che fosse dotato di un nucleo caldo ferroso, simile a quello della terra, capace di generare un campo magnetico. Il raffreddamento nel tempo del nucleo ha fatto venire meno il campo magnetico, esponendo Marte alle conseguenze del vento solare, che ha strappato via l’atmosfera rendendolo ciò che è oggi. Marte quindi non è sempre stato una landa desolate e polverosa come oggi. Le esplorazioni delle sonde spaziali Mariner 9, Viking e Global Surveyor hanno mostrato una rete di canyon, e valli nell’emisfero meridionale, che mostrano l’esistenza di correnti discendenti dalle montagne.

C’è vita su Marte?

La prova più convincente dell’esistenza dell’acqua su Marte è stata portata dai rover della NASA Spirit, Opportunity e Curiosity. Quest’ultima in particolare fin dai primi mesi della sua missione ha rivelato la presenza di dune e avvallamenti come se fossero stati creati dal vento dell’atmosfera sottile del pianeta. Il rover è riuscito a procedere fino ai resti di un lago molto antico, contenente dei minerali ferrosi formatisi nell’acqua pura e nel fango, e rimasti sul fondo per lunghissimo tempo. Nel 2014 Opportunity ha scoperto un’altra fonte di acqua su Marte a circa 8000 km di distanza dall’area operativa di Curiosity, in una zona estremamente antica suscettibile di raccontare molto del suo passato. Quattro miliardi di anni fa, nella storia iniziale del pianeta, ci fu un intenso bombardamento nelle orbite dei pianeti interni, che hanno creato dei crateri visibili ovunque, soprattutto nell’emisfero meridionale del pianeta rossa. Marte aveva ancora la sua atmosfera ed esistevano oceani liquidi nella superficie, uno di questi ricopriva buona parte dell’emisfero settentrionale. Mezzo miliardo di anni dopo Marte dovette affrontare il disastroso cambiamento delle sue condizioni provocato dal raffreddamento del nucleo, che impedì, tra le altre cose, all’acqua di rimanere nella sua forma liquida. I canali che si formarono, del tutto artificiali, furono dovuti all’attività vulcanica.

Ma quando andremo su Marte?

Gli scienziati stimano che una missione su Marte sarebbe possibile a partire dal 2030, ma la Nasa non ha più i fondi che richiese la missione lunare. Pertanto il progetto è di lunga durata e sulla carta ancora meno realizzabile che in passato, nonostante le ricerche spaziali abbiano portato contributi alla vita quotidiana di tutti.

Una risposta

  1. ryan 26 febbraio 2016 Rispondi

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