Cosa stiamo perdendo in Siria

Lo scoppio della guerra civile in Siria e l’avanzamento dello Stato Islamico, hanno messo in pericolo alcuni siti archeologici di importanza capitale per la storia della civiltà umana. Prima che la situazione in medio Oriente precipitasse la Siria aveva una sua vocazione turistica, basata proprio dall’unione tra la bella costa mediterranea non adatta comunque alla balneazione e le montagne interne, i bazar e i sui dei villaggi e soprattutto dai monumenti artistici delle città principali come Aleppo e Damasco, due tra i più antichi insediamenti dell’uomo, e le rovine antiche. La Siria infatti comprende nei suoi confini attuali alcune delle zone di più antica civilizzazione, nelle quali sono sorte ed evolute e sovrapposte le più avanzate civiltà di quel mondo, prima neolitico, poi mesopotamico, quindi greco-romano e infine arabo e ottomano, con i potenti pascià di Damasco.

Per questo motivo il territorio siriano è tra i più ricchi, per quantità e varietà, di rovine e di edifici risalenti a periodi antichissimi e man mano più recenti, a tal punto che un itinerario turistico nella zona, per visitarli tutti, richiederebbe praticamente delle settimane, dovendosi invece limitare ai siti più significativi. Damasco ad esempio conserva nel centro compreso tra le mura fortificate molte costruzioni antiche, tra le quali la più famosa è la moschea degli Omayyadi. Si segnala anche il grande Museo Nazionale, che conserva collezioni archeologiche tra le più pregiate al mondo. Aleppo è stata pesantemente distrutta durante la guerra civile, essa è una delle città più antiche che si conoscano, una grande mosche risalente al 715 fa compagnia alla madrasa del paradiso costruita nel 1235 dall’emiro Deifè Khatun, bellissimi anche i suk e i caravanserragli che in un’epoca di maggior pace facevano respirare in modo vivido l’atmosfera dell’oriente.

Come è noto le rovine più spettacolari sono quelle di Palmira, insediate e distrutte dallo Stato Islamico, in origine una città semitica che ha conosciuto il suo periodo di maggior splendore nel periodo ellenistico e decaduta poi nel secolo VIII: le rovine comprendevano il tempio babilonese di Bel, il teatro del secolo II, il piccolo tempio funebre e l’ipogeo dei Tre Fratelli nella necropoli di sudovest. Meno note, ma anche esse grandiose le rovine di Rosafa, nel deserto, su una costa situata a 70 metri di altezza sulla valle del fiume Eufrate. Il gruppo delle città morte comprende vari centri, con resti di alcune tra le più grandi città dell’epoca romana come Antiochia (città antica), Latakia (Laodicea) e Bostra. Il Krak dei cavalieri invece risale al periodo delle crociate, un’immensa fortezza irta di torri e campanili che domina un vasto orizzonte del monte Khalil.

Uno degli spettacoli sicuramente da non perdere era quello costituito dai castelli degli Ismailiti. Una costellazione di fortezze poste in posizione elevata, che si possono ammirare nella strada che dal Libano arriva fino a Latakia. Un vero peccato: la Siria poteva essere lo stato con maggior attrattiva della zona, in termini turistici, invece sta subendo colpi mortali al suo vasto patrimonio artistico e archeologico.

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