Cosa è il paradosso di Fermi

Oltre alla celebre equazione di Drake, la domanda se siamo soli nell’universo ha conosciuto diversi tentativi di risposte, alcune delle quali molto argute e intelligenti. Quasi provocatorie. È il caso del celebre Paradosso di Fermi.

Formulato dal fisico premio nobel italiano Enrico Fermi esso tenta di fornire una risposta facendo una domanda:

“Se l’universo è la nostra casa e ancor più lo è la nostra galassia, dove sono finiti tutti quanti?”

Ovvero. Come mai non abbiamo un riscontro diretto della presenza degli extraterrestri, nonostante la galassia e l’universo pullulino di stelle che probabilmente, secondo il calcolo di Drake, potrebbero ospitare pianeti e civiltà complesse come la nostra?

Fermi si poneva questa domanda in un momento molto delicato della nostra storia. Come scienziato di alto livello aveva guidato il team di ricerca principale nello sviluppo del reattore atomico e nella produzione di armi nucleari. La sua mente fervida però non si limitava al calcolo scientifico o all’impostazione teorica. Uno tra i pochissimi a eccellere tanto nella fisica applicata, quanto in quella teorica, Fermi era anche un grande pensatore e vivendo la prima fase dell’era atomica era in grado di apprezzarne i vantaggi, ma soprattutto i rischi.

Dove sono finiti? Si chiedeva. Il problema principale, secondo il paradosso di Fermi, è che noi viviamo in un pianeta tutto sommato anonimo, situato in un’orbita non troppo lontana da una stella media, di medie dimensioni, che è arrivata a metà della sua vita. Insomma, la Terra, osservandola secondo un metro universale, non è niente di speciale. Se non fosse che ciò che è dentro lo è: ovvero la vita biologica basata sul carbonio, l’azoto e l’ossigeno. Le condizioni di vita presuppongono la possibilità che da essa si sviluppi prima o poi una civiltà in grado di dialogare con altre all’esterno. La naturale propensione dell’uomo alla curiosità lo ha spinto a mandare sonde spaziali, che sono arrivate ben oltre i confini del sistema solare, osservando corpi lontanissimi come Plutone e i pianetini.

Le distanze incolmabili

Tuttavia, Fermi si domandava fino a che punto una civiltà poteva espandersi prima di creare i presupposti dell’autodistruzione? Perché il punto principale di tutto il paradosso è proprio questo non allineamento della capacità di comunicare che è dovuto allo sfasamento spazio-temporale. In sostanza, le comunicazioni ora sono talmente lente, su scala universale (pensate che la luce, per arrivare da un punto all’altro della galassia impiega 100 mila anni, e perciò è estremamente lenta se vista in quest’ottica) che è quasi impossibile che due civiltà in grado di comunicare riescano a farlo in contemporanea, senza che una delle due, nel frattempo, si sia estinta (per cause proprie o naturali). In pratica, le distanze così abissali rendono impossibile capire o sapere se ci sono altri al di fuori di noi. Considerando l’equazione di Drake e i numeri in gioco, la statistica ci dice che è altamente probabile. Ma il Paradosso di Fermi ci spiega anche che è molto difficile farci coprire o scoprili. Dopotutto anche nel 2017 questo argomento, per potersi concretizzare, ha bisogno di uscire dal terreno insicuro della scienza in quello più rassicurante della fantascienza.

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