Cosa è lo spam e come liberarsene

Qualche anno fa Bill Gates, il fondatore di Microsoft, se ne uscì con un’idea che ai più poteva sembrare balzana, ma che in effetti non era del tutto priva di fondamento: far pagare le mail 1 centesimo di dollaro l’una. Se mandi 100 mail al giorno paghi 1 dollaro. Secondo Gates questa era probabilmente la misura anti-spam più efficace da mettere in atto, perché avrebbe scoraggiato coloro che spediscono migliaia se non milioni di mail al giorno.

Lo spam non sempre è cattivo, bisogna sapere distinguere tra spam e fishing. Lo spam è solitamente una mail non sollecitata, indesiderata, che un venditore o un’azienda oppure un sito internet ci fanno recapitare, recante di solito un’offerta pubblicitaria. Per tante persone lo spam è un vero e proprio disturbo e non riescono a evitarlo.

In tanti hanno notato che le mail spam arrivano seguendo una certa tematica, che spesso dipende dalla navigazione online. Questo perché navigando su internet i siti raccolgono dati sulla nostra cronologia e possono quindi “colpirci” sulla base dei nostri gusti.

Il phishing è una forma di spam molto più pericolosa, perché va ben oltre il desiderio di far acquistare un prodotto (che rimane pur sempre un atto volontario). Con il phishing, il cui termine richiama la parola “fishing” pescare e quindi “far abboccare”, si realizza una vera e propria truffa, basata su un messaggio ingannevole. Quasi sempre chi manda mail maliziose e truffaldine come queste, lo fa sfruttando la buona fede degli utenti, che cliccano sulla mail perché semplicemente questa viene presentata quasi sempre nel solito schema. Si sfrutta un marchio famoso e attendibile (ad esempio il nome di una banca, PayPal, EBay, i marchi telefonici, iTunes) per sottrarre al malcapitato i dati personali, estorcendogli – con un finto login – le credenziali per l’accesso a pagamento di un servizio.

Ma come possiamo difenderci dallo spam?

I principali mail provider come Gmail, Live di Microsoft, Yahoo! hanno innalzato negli anni il cosiddetto filtro antispam, per cui ogni giorno, nella quasi totalità dei casi, lo spam finisce tutto nella casella di posta indesiderata, e da lì – 30 giorni dopo – direttamente nel cestino. Ma in più di un caso ciò non avviene: in parte perché i filtri non sono perfetti, in parte perché gli spammer sono diventati sempre più sofisticati e usano tecniche ogni volta più ingannevoli per sottrarci i dati personali.

Gran parte dello spam arriva per “sottoscrizione” o “abbonamento” a servizio di email marketing indiretti, che ci siamo ritrovati perché magari ci siamo iscritti a un sito web. Teniamo conto che uno dei beni più preziosi della rete sono le banche dati, nelle quali sono contenuti indirizzi mail reali, che possono interagire con le aziende ed essere oggetto delle pubblicità. Per cui quando inserite i vostri dati in un sito che non appartenga a soggetti istituzionali o grandi aziende come Amazon, è quasi certo che prima o poi questi dati saranno ceduti per realizzare un profitto. In questo caso, il consiglio è di scorrere la mail fino a trovare il comando “unsuscribe” o “cancellati” che per legge è obbligatorio. La stessa legge di tutela anti-spam vieta la comunicazione pubblicitaria senza il previo consenso, che però può essere stato dato semplicemente iscrivendosi a un servizio.

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