Corsa allo spazio, riassunto e storia

C’è stato un periodo in cui le notizie relative allo spazio e all’astronomia erano sempre in prima pagina. Ieri si è spento improvvisamente il professor Giovanni Bignami, astrofisica spesso ospite di Superquark, volto noto della divulgazione e presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana. È stato bello notare che i giornali lo hanno ricordato, ma le notizie sull’astronomia dovrebbero ricevere maggiore spazio perché è una materia in grado di far sognar e di scatenare un vero e proprio avanzamento tecnologico.

La corsa allo spazio ha caratterizzato un’intera epoca, alimentata dalla propaganda e dalla corsa alle armi dei due blocchi contrapposti. Essa è iniziata ufficialmente nel 1957, quando il primo satellite lanciato in orbita dai Russi, lo Sputnik 1, ha trasmesso il suo famoso BIP.

Solo quattro anni dopo, nel 1961, i sovietici riuscirono nella gigantesca impresa, per allora, di mandare un uomo in orbita nello spazio: Yuri Gagarin. L’aspetto più interessante del viaggio di Gagarin a bordo della Vostok è che questo traguardo è stato raggiunto solo pochi anni dopo l’introduzione del motore a getto. Pensate che ancor prima della seconda guerra mondiale si volava su biplani di legno alimentati a elica. Gli americani a questo punto videro il primato sovietico come un’affermazione non solo della superiorità scientifica dei russi, ma anche di quella ideologica.

Dobbiamo ricordare che siamo nel pieno della Guerra Fredda, la divisione dei blocchi è totale. Da un lato il mondo occidentale, imperniato su un sistema liberale capitalistico; dall’altro il blocco comunista che arriva fino all’Albania. Due sistemi così diversi e contrapposti che inducono le nazioni del mondo ad allinearsi trasversalmente. Non sorprende pertanto che nel 1962 gli Americani mandino in orbita John Glenn, salutato come un errore nazionale. Nel giugno del 1963 i russi stabiliscono un altro primato con il viaggio di Valentina Tereskova. In risposta ai successi russi il presidente Kennedy lancia il programma spaziale per lo sbarco di un uomo sulla Luna. Contemporaneamente anche i sovietici si lanciano nell’impresa.

La corsa allo spazio ha importanti ricadute tecnologiche, ma anche belliche. Gli americani sono spaventati dalla capacità dei russi di spedire razzi in orbita, nonostante avessero dalla loro parte il pioniere della tecnologia: il fisico tedesco Werner von Braun. C’è la sua mente dietro i programmi Mercury e Apollo che portano gli americani sul nostro satellite, il 21 luglio 1969. Armstrong e Aldrin mettono piede sulla superficie della Luna, una calda sera d’estate, vissuta per la prima volta in mondovisione da tutto il pianeta.

L’impresa del primo viaggio sulla Luna, preceduta da voli di prova nei quali non sono mancati problemi e incidenti anche molto gravi, apre la strada a una serie di missioni scientifiche che portano la nostra conoscenza del satellite a un livello mai visto prima. L’incidente occorso all’Apollo 13 lascia tutto il mondo con il fiato sospeso, ma la missione di salvataggio trasforma il fallimento in un grande successo.

I russi rinunciano alla Luna, ma non si fermano: nel 1967 spediscono la prima sonda su Venere (Venus 5 e 6), trasmettendo al nostro pianeta importanti informazioni sull’atmosfera venusiana, la sua temperatura e composizione. La NASA risponde con la sonda Mariner 6 che entra nell’orbita di Marte, scattando le prime foto del pianeta rosso.

Una parte molto importante è quella puramente scientifica e non esplorativa. La corsa allo spazio ha significato anche costruire dei laboratori spaziali orbitanti, che poi sono stati alla base della costruzione della Stazione Spaziale Internazionale. Gli americani mettono insieme nel 1973 lo Skylab, l’Unione Sovietica mette in orbita prima la Salyut e poi la celebre MIR.

Il programma degli Shuttle ha consentito agli USA di continuare l’esplorazione spaziale, tentando di ridurre i costi, visto che il bilancio federale col passare degli anni ha chiuso i rubinetti alla NASA. Le missioni spaziali erano quasi diventate routine, fino a che nel 1986, la tragedia del Challenger non ci ha ricordato della pericolosità dei viaggi spaziali.

La Corsa allo Spazio si è esaurita di fatto negli anni ’80, quando il sistema economico sovietico è crollato trascinato dalla crisi dei consumi interni e dell’industria pesante. L’URSS non è più riuscita a rispondere alla corsa agli armamenti imposta dal presidente americano Ronald Reagan, tentando la via della riforma con Gorbaciov. È in questi anni che assistiamo alle prime vere collaborazioni tra NASA e agenzia spaziale sovietica. Con il crollo del Muro di Berlino la corsa allo spazio ha visto mettere in campo progetti meno ambiziosi, ma più limitati negli obiettivi e quindi dai costi controllati (con un “costo politico” spendibile). Oggi molte nazioni sono attive nel campo della tecnologia spaziale, condividendo progetti di ricerca come la Stazione Spaziale Internazionale, alla quale partecipa anche il nostro paese attraverso l’ESA. L’esplorazione è affidata a speciali telescopi spaziali, tra i quali Hubble, che ha aperto una vera e propria finestra sullo spazio. Mentre siamo in grado di mandare sonde sugli strati più esterni del sistema solare.

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