Come si è formata la Luna

formazionelunaIl nostro pianeta è unico anche solamente giudicando lo standard del sistema solare. È l’unico che possiede acqua, l’unico che ha una vita come la intendiamo noi, ci sono elementi suddivisi in più stati contemporaneamente. Ma soprattutto è l’unico ad avere un grosso satellite, a livello di proporzioni, parecchio vicino ad esso. Marte al confronto ha due satelliti che sono poco più che delle patate vaganti, due spuntoni di roccia brutti anche a vedersi. I satelliti dei grandi pianeti gassosi sono interessanti, stupendi, ma come massa non possono minimamente rivaleggiare con il loro rispettivo pianeta. La Terra è speciale perché ha una grossa luna. Plutone, allo stesso modo, ha un suo grande satellite, chiamato Caronte, ma Plutone ha smesso di essere considerato un vero pianeta da diversi anni. Per molti anni, gli astrofisici e gli scienziati si sono interrogati sulla formazione della Luna. Le loro teorie sono state le più diverse: dalla formazione contemporanea dei due blocchi, nei quali ha giocato un ruolo base la gravità terrestre, catturando la Luna, proprio durante un passaggio molto ravvicinato. Oppure c’è quello della fissione, cioè come quella di un corpo che si è formato dall’interno del nostro pianeta, con una sorta di gemmazione. Nessuna di queste teorie e di altre è apparsa sufficiente a spiegare il sistema Terra-Luna con precisione.

Le missioni Apollo

La conoscenza si è finalmente ampliata grazie alle missioni Apollo e alla corsa allo spazio che ha caratterizzato il decennio degli anni Sessanta, tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Gli astronauti dell’Apollo portarono con sé degli strumenti per studiare il satellite, raccogliere campioni e misurare dei dati. Per prima cosa scoprirono che nelle rocce lunari erano presenti degli isotopi di ossigeno simili a quelli presenti sulla terra, indicando perciò che Luna e Terra si eran formati nella stessa regione del sistema solare. La Luna manca poi di elementi volatili che si vaporizzano ad alte temperature, segno che doveva essersi raffreddata nel tempo, o meglio, che aveva avuto un’origine estremamente calda. Stranamente, gli scienziati scoprirono anche che le rocce lunari si assomigliassero molto al mantello terrestre. Com’era quindi possibili che le rocce della luna, un corpo distante e separato dalla Terra, potessero in qualche modo richiamare il mantello terrestre?

Impatto devastante

Gli indizi per una soluzione originale vennero da una scoperta accidentale, come sempre capita in queste occasioni e sempre grazie agli astronauti dell’Apollo 11. Questi studi dimostrarono che la superficie del nostro satellite è in massima parte formata da anortosite, una particolare roccia magnetica con alta concentrazione di plagioclasio (un minerale). Probabilmente la Luna, appena dopo la sua formazione, aveva conosciuto una sorta di cristallizzazione dei suoi oceani formati da roccia fusa. In modo del tutto inaspettato fu un meteorite lunare ritrovato nell’Antartide a fornire la prova che c’erano stati dei grossi, catastrofici impatti. Com’era possibile che fosse finito sulla terra? Circa 4,6 miliardi di anni fa, i due corpi galleggiavano in una regione del sistema solare zeppa di meteoriti, che andava ripulendosi man man che l’orbita si attestava intorno al Sole. Il secondo corpo però non era la Luna, ma un secondo pianeta che si scontrò col nostro generando un’altissima energia. Gli scienziati pensano che il corpo più piccolo abbia colpito la terra con una certa angolazione. La collisione accelerò la rotazione terrestre e fuse nuovamente il mantello, creando gli strati minerali oggi conosciuti e che sono simili in entrambi i corpi celesti. Per qualche tempo la Terra ebbe delle specie di anelli simili a quelli di Saturno, fino a che la gravità non ebbe nuovamente modo di far aggregare questi corpi piccoli in corpi sempre più grandi, creano appunto la Luna.

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