Che cos’è un buco nero?

Tanto clamore e meraviglia ha suscitato la prima immagine realmente scattata di un buco nero (le altre erano solo ricostruzioni grafiche più o meno realistiche), un passo decisamente importante per l’evoluzione tecnologica e per l’avanzamento nelle scoperte astronomiche. Ma esattamente, che cos’è un buco nero?

Tanto affascinanti quanto misteriosi

Il buco nero è forse l’argomento scientifico più affascinante di tutte, nonché quello più misterioso, e riesce ad unire più o meno tutte le teorie recenti della fisica. Eppure, se ne parla ma in pochi fuori dal mondo scientifico hanno capito che cosa sia. E poi, perché ci serve conoscere gli effetti di un buco nero?

Questa, se ve la siete fatta, è un’ottima domanda, e qui usando dei termini comuni e – speriamo – semplici cercheremo di farvi maggiore chiarezza, dandovi delle risposte. Iniziamo.

Prima di essere scoperto grazie alla teoria della relatività di Einstein, il buco nero fu ipotizzato. Questi buchi neri (ce ne sono tantissimi) sono dei luoghi sparsi nell’Universo dove c’è un campo di gravità enorme, così potente da non permettere a nessun corpo di uscire, nemmeno ai fotoni (elementi che compongono la luce).

E visto che nemmeno la luce riesce a resistere a tale forza, questo corpo rimane nero e oscuro, invisibile nello spazio se non per la luce che gli ruota attorno e che ne viene assorbita.

Proprio la luce e tutto ciò che rimane fuori dal buco nero costituisce la sua circonferenza esterna, l’orizzonte degli eventi che appunto è il limite tra ciò che viene risucchiato e ciò che invece ne rimane fuori e ne rimane visibile.

Nessuno è ancora in grado di stabilire con certezza che cosa succeda al suo interno, ci sono solo alcune teorie. Molti dei maggiori studiosi e maggiori fisici del mondo ritengono che un corpo che entra in un buco nero viene poi proiettato in uno dei numerosi universi paralleli a quello da noi conosciuto (teoria degli universi paralleli).

Altri, invece, credono che all’interno del buco nero ci siano pressione e calore così forti da ridurre un corpo inghiottito in misure infinitesimali, o da scomporlo in delle particelle. Anche il grande Stephen W. Hawking – morto lo scorso anno – aveva formulato una sua teoria, in linea con quella dei colleghi, anche se mai si era dimostrato disponibile ad un viaggio all’interno di un buco nero.

Passi da gigante

Ma che cosa si è scoperto fino a quest’anno, quando si è riusciti a scattare la foto di un buco nero? Gli scienziati hanno dedotto che tutte le stelle (Sole compreso) una volta che ha finito le componenti che scatenano tutte le esplosioni che le permettono di brillare e scaldare, smetterà di creare quelle forze attrattive che la caratterizzano.

Tutto il suo sistema che orbita intorno ad essa cambierà, per la variazione di calore e per la variazione di campi energetici che fino a quel momento determinavano gli equilibri orbitali. Tutta la massa stellare crollerà su se stessa, subendo una fortissima concentrazione di calore e pressione, e riducendosi ad porzioni infinitesimali delle sue antiche dimensioni e, però, mantenendo la sua stessa forza potenziale.

Una volta che la concentrazione ha raggiunto il suo massimo, la pressione e il calore impediranno ad ogni cosa al suo interno di uscire, come detto anche ai fotoni. Si è creato un buco nero, che vive in condizione di buio e silenzio (naturalmente, anche il suono – molto meno potente della luce – rimane imprigionato).

In maniera romanzata, possiamo dire che il buco nero è la morte di una stella, l’ombra di sé stessa. O la sua nemesi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *