Affari in famiglia e altri programmi: finti, ma piacciono

Negli ultimi anni in TV c’è stata un’esplosione di show realizzati sulla base di esperienze professionali delle persone normali. Un canale – ad esempio il famoso HGTV – incentra uno show su dei restauratori, su degli interior designer oppure su dei cuochi o dei venditori all’asta. Il punto è che c’è stata una invasione così totale, che anche le tv europee hanno iniziato a produrre simili programmi. In Italia ad esempio il mondo della cucina conosce programmi originali come “4 ristoranti” di Alessandro Borghese, mentre c’è un intero canale dedicato alla syndication di questi show cioè FINE LIVING.

Cielo, il canale di SKY, ci porta numerosi programmi tra cui AFFARI IN FAMIGLIA (cioè Pawn Stars, dedicato a un ormai famoso banco dei pegni situato nella periferia di Las Vegas. Oppure Fratelli in Affari che invece racconta le vicende di due fratelli gemelli arredatori, che prendono le case da ristrutturare e le sistemano facendo contenti i nuovi proprietari, in genere una coppia appena sposata.

L’aspetto sensazionale di questi programmi è che il loro successo è dovuto a dei fattori precisi.

In primo luogo sono estremamente economici e non tanto per il fatto che a partecipare sono personaggi sconosciuti, quanto perché non richiedono mezzi di produzione particolari e non si devono pagare autori televisivi in quanto lo script, il soggetto, è già prestabilito dalla natura del programma. Inoltre la produzione non è così costosa dato che si gira sempre negli interni (in sostanza, dal punto di vista della produzione televisiva è come paragonare il costo di una puntata di Breaking Bad con quella di The Big Bang Theory).

Un altro fatto molto interessante è che praticamente tutti questi show, dal primo all’ultimo, sono finti. Sono girati e scritti, montati e adattati e gran parte dei protagonisti non sono veri professionisti del settore, alcuni impersonano la professione. Non è il caso di Pawn Stars: il proprietario Rick Harrison aveva sempre avuto un pallino riguardo alla produzione di uno show incentrato sulla sua professione, ma le interazioni che si vedono in TV sono per la maggior parte girate e preparate ad arte ed è chiaro che ormai lo show frutta molto di più dell’attività stessa. I più finti, secondo i testimoni  che hanno partecipato, sono i reality dedicati ai cosiddetti garage box, dove i protagonisti sono dei rigattieri che comprano all’asta il contenuto di un box magazzino abbandonato e non rivendicato.

Un altro motivo per cui piacciono al pubblico americano e poi al nostro (che si è adattato a quel gusto) è che sono ben confezionati, hanno delle linee narrative che cercano di portare avanti durante il programma, insistono molto sulla caratterizzazione, creando dei veri e propri personaggi che ovviamente nulla hanno a che vedere con la “realtà”. Si tratta di una televisione basata su persone comuni, che fanno cose apparentemente comuni, ma seguendo uno schema narrativo guidato dai creatori del programma. Credere o meno a ciò che dicono o fanno non è poi così importante alla fine.

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