L'occhio di Galileo

Nato a Pisa nel 1564, Galileo Galilei dopo aver compiuto i primi studi nel monastero di Santa Maria in Vallombrosa si iscrive nel 1580 all’Università di Pisa, interessandosi prima di medicina e poi di matematica, ma nel 1585 abbandona gli studi universitari e si dedica a studi e ricerche personali che lo portano all’invenzione della bilancia idrostatica e a fondamentali conclusioni sul baricentro dei solidi. Si guadagna cos’ la stima di autorevoli studiosi e nel 1589 ottiene la cattedra di matematica all’Università di Pisa, dove insegna sino al 1592. Seguono i famosi 18 anni “migliori della mia vita” - dal 1592 al 1610 - trascorsi insegnando all’università di Padova, ricchi di rapporti con ambienti diversi, insieme a studiosi come Paolo Sarpi, Giovan Francesco Sagredo e altri. Ebbe una relazione con Maria Gamba dalla quale ebbe tre figlia, tra i quali la devota suor Celeste, alias Virginia, con il quale tesse una interessante corrispondenza.

La costruzione del cannocchiale - mettendo a punto e perfezionando un esemplare che gli era stato probabilmente fornito da Paolo Sarpi - gli permette di scoprire le asperità della luna, la natura degli ammassi stellari, quattro satelliti di Giove: à la scoperta di un mondo celeste imperfetto, mutabile, corruttibile, nel quale si capisce che la cosmologia aristotelica ha completamente sbagliato descrizioni e previsioni.

Col Sidereus Nuncius del 1610, Galileo comunica le sue nuove scoperte al mondo dei dotti e suscita entusiasmi e polemiche in tutta Europa. Intanto, sempre nel 1610, il Granduca di Toscana lo nomina professore dell’Università di Pisa e gli permette una condizione di vita tale che gli consente di dedicarsi agli studi.

A parte la dolorosa vicenda della Inquisizione e dell’abiura, che investe problematiche maggiori, è importante sottolineare le scoperte astronomiche di Galileo. Il fatto che abbia osservato la luna, individuato le macchie solari e scoperto con un debole strumento i 4 satelliti più grandi di Giove (detti appunti Medicei, per via della dedica fatta da Galileo al suo protettore) è stata un’autentica rivoluzione, che ha spianato la strada al metodo sperimentale, fatto di osservazione scientifica che smentisce una credenza secolare, praticamente millenaria come nel caso della visione tolemaica aristotelica degli astri.

I 4 satelliti di Giove sono visibili oggi con i normali binocoli molto potenti: Io, Europa, Callisto e Ganimede. Per poterli apprezzare bene è meglio dotarsi di un telescopio newtoniano, col quale si riesce a distinguere bene Giove con la sua enorme macchia rossa. La Luna in questo caso appare con dettagli spettacolari, gli stessi che fecero sgranare gli occhi a Galileo.