In viaggio tra i pianeti e le stelle

galassiaL’astronomia è la scienza che studia l’universo e i corpi celesti. Essa è fatta di studi e di osservazioni, di ricerche e di teorie, che trovano nel metodo scientifico un naturale percorso di confronto e verifica. Grazie alle nuove tecnologie è stato possibile progredire tanto nel campo dell’astrodinamica, quanto in quello dell’astronautica, offrendo un quadro quasi completo del sistema solare, tutt’oggi studiato attraverso sonde e missioni internazionali, che vedono impegnata anche l’Italia. La caratteristica principale dell’astronomia moderna è l’acquisizione di nuove possibilità osservative, che consentono di aprire finestre verso lo spazio interstellare, riuscendo a regalarci immagini significative su più ampi campi dello spettro elettromagnetico. Tra gli strumenti impiegati ci sono i telescopi per neutrini e gli strumenti che catturano le onde gravitazionali scoperte da Hulse e Taylor. Negli ultimi due decenni l’esplorazione ha tratto un enorme beneficio dall’introduzione dei telescopi spaziali, il più famoso dei quali è lo Hubble Space Telescope, intitolato al grande astronomo Edwin Hubble, che ha rivoluzionato l’idea dell’universo e della sua storia. Questo potente telescopio, ritoccato dopo la prima fallimentare installazione, ha fornito dei contributi sperimentali importantissimi sulla storia dell’universo, dando spazio all’osservazione sperimentale di fenomeni prima ipotizzati come mero modello teorico o matematico. Nel frattempo altri telescopi spaziali sono stati mandati in orbita, alcuni osservano nel campo degli infrarossi, mostrando la realtà complessa dell’universo in continua formazione ed espansione.

Il Sistema Solare

Il vero traguardo raggiunto dall’astronomia moderna, di cui si è dato conto nelle giornate mondiali per l’astronomia, è stato quello di rendere il sistema solare una sorta di cortile interno, con una geografia propria ben conosciuta, nella quale l’esplorazione raggiunge oramai livelli di eccellenza massima. A parte Plutone, che tra l’altro è stato declassato da pianeta a pianetoide o pianeta nano, non c’è corpo celeste del nostro sistema che non sia stato raggiunto dall’uomo o in qualche modo avvicinato con voli orbitali dalle sonde lanciate nel corso degli anni. Abbiamo potuto perciò tracciare delle vere e proprie mappe complete del nostro sistema e questo grazie ai notevoli progressi compiuti dall’astronautica. Grazie alla tecnologia areonautica oggi possiamo disporre di un quadro completo del sistema solare, fin nelle remote distanze che avvolgono gli ultimi grandi pianeti gassosi.

Osservazione dei pianeti interni

Mars_from_SpiritIn concreto, nel corso della nostra storia dell’esplorazione spaziale, Mercurio era già stato fotografo dalla sonda Mariner 10 è stato scandagliato via radar e ciò ha portato alla scoperta di depositi di ghiaccio nelle zone polari, un fatto sorprendente se si considera la vicinanza al Sole. La sonda Magellano ha rivisitato Venere fornendo delle immagini ad alta risoluzione del pianeta infernale, fornendo finalmente una mappa del terreno, scoprendo importanti formazioni geologiche, con eruzioni vulcaniche e movimenti piuttosto recenti, che fanno pensare a un’attività forse non ancora estinta. Marte è stato al centro di ripetuti lanci di sonde, fin dalla metà degli anni ’90, riprendendo il lavoro delle sonde Viking che per prime ci avevano dato degli scorci quasi poetici del pianeta rosso. La missione Global Surveyor ha preceduto quella di PathFinder, col suo leggendario mini rover in grado di asportare campioni di roccia e inviare alla terra le analisi in loco. Poi sono arrivati Odyssey e la Mars Exploration Rover, contraddistinta dalle passeggiate marziane dei rover Opportunity e Spirit, che hanno prodotto delle immagini notevoli del suolo marziano, rivelando anche la presenza di meteoriti estranei al pianeta. Di Marte tutt’ora si parla in termini ambiziosi, come prossimo traguardo per l’esplorazione umana, ma a mancare è la volontà politica e cioè i fondi per una missione che rappresenterebbe l’apice tecnologico della nostra specie ed è quindi molto costosa.

Osservazione dei giganti gassosi

saturnocassiniTra i giganti gassosi, notevolmente più distanti, Giove è stato visitato dalla sonda Galileo, che ha potuto osservare il fenomeno spaziale più interessante degli anni Novanta: la collisione con la cometa Shoemaker-Levy tra il 16 e il 22 luglio del 1994. Grazie alla sonda fu possibile osservare gli effetti delle esplosioni nell’atmosfera gioviana, che apparve annerita dall’impatto in sequenza dei vari frammenti della cometa, distrutta dalla possente gravità del pianeta. In questo modo è stato possibile confermare le teorie sugli impatti di comete ed asteroidi, il cui campo aveva visto proprio Shoemaker tra i pionieri. Saturno, l’altro grande pianeta gassoso coronato dai suoi anelli, è stato visitato dalla sonda Cassini: le immagini che ci ha mandato a distanza ravvicinata sono probabilmente tra le più belle del sistema solare. La navicella Huygens ha potuto atterrare sul grande satellite di Saturno Titano, il punto più lontano dove siamo arrivati, completando esperimenti sull’atmosfera, i venti e la superficie del satellite. Urano e Nettuno erano state già raggiunte da Voyager 2, nel suo gran tour di fine anni settanta e anni ottanta. L’esplorazione di queste due grandi palle colorate, affascinanti e misteriose, è lasciato al telescopio spaziale Hubble, che ha potuto confermare la presenza di un sistema di anelli; di notevole interesse si rivela l’osservazione dei grandi satelliti di Urano, come Titania, Oberon e Miranda.